Non molti ricordano che sul Corriere della Sera del dicembre 1993 apparve una strana notizia. Dal 9 all’11 novembre dello stesso anno, erano state condotte manovre militari in vista di una possibile insurrezione armata del Nord-Ovest. L’Italia divisa in tre per un’esercitazione segreta anti guerra civile, vale la pena ricordare quel clima.
Operazione Superga
PAGINA 012
OCCHIELLO la simulazione di bombardamenti e sommosse ha impegnato per tre giorni prefetture e questure di Lombardia, Piemonte e Liguria.
TITOLO Prove di golpe nella repubblica del Nord
SOMMARIO l’ Italia divisa in tre per un’ esercitazione segreta anti guerra civile. lo scenario
AUTORE Gatti Fabrizio
DAL NOSTRO INVIATO TORINO . Bombe su stazioni e aeroporti. I ponti delle autostrade distrutti. Le centrali termoelettriche incendiate dai missili. Industrie e linee ferroviarie paralizzate per la mancanza di corrente. Commandos di terroristi pronti a fare attentati. E le piazze delle piu’ grandi citta’ in subbuglio, con scontri e rivolte. Italiani contro italiani. E lo scenario di una guerra civile, come nella ex Jugoslavia. L’ ipotesi e’ stata presa in seria considerazione, per la prima volta, da una esercitazione che ha impegnato le prefetture e le questure di Piemonte, Lombardia e Liguria, e il comando di Torino della Regione militare di Nord Ovest. Scopo: valutare la tempestivita’ di reazione nel caso di un tale evento. Un’ esercitazione teorica. Carri armati e soldati sono rimasti nelle caserme. Ufficiali e funzionari hanno preso le loro decisioni soltanto sulla carta. Ma per tre giorni nei comitati ristretti delle prefetture lombarde, piemontesi e liguri ci si e’ comportati come se tutto questo fosse maledettamente vero. Il programma di addestramento, coperto da segreto, e’ stato confermato da fonti ufficiose al ministero dell’ Interno. Il piano di allarme e’ scattato il 9 novembre scorso ed e’ rientrato giovedi’ 11. Appena ora se ne e’ avuta notizia. Per la riservatezza dell’ operazione, sono stati coinvolti soltanto enti statali: oltre a carabinieri, polizia, esercito e prefetture, hanno partecipato ingegneri dell’ Enel, della Sip e dei vigili del fuoco. Escluse tutte le organizzazioni di soccorso, volontariato e della protezione civile che in altre circostanze sono state sempre convocate. Fino a pochi mesi fa le esercitazioni delle prefetture si occupavano di calamita’ naturali. Colonnelli dei carabinieri, vicequestori e specialisti dell’ emergenza dovevano allenarsi su come fronteggiare terremoti, alluvioni o disastri ecologici. Anche per i comandi militari il nemico era diverso. Arrivava da Est e vestiva le divise del Patto di Varsavia. Adesso che sono caduti i muri, la Lega di Umberto Bossi minaccia la secessione e il futuro politico e’ incerto, tutto sembra cambiato. Ecco, per quanto si e’ riusciti a sapere, i dettagli dell’ operazione scattata tra Torino, Genova e Milano, il triangolo industriale di una volta. L’ hanno battezzata Superga, in onore alla collina che domina il capoluogo piemontese. Forse come estremo tributo agli ideali dell’ Unita’ d’ Italia, che il clima di questi tempi rischia di seppellire. Ma sotto altri aspetti il copione della simulazione, che sarebbe stato preparato dal ministero dell’ Interno, potrebbe essere bollato addirittura come leghista. Nell’ operazione infatti le vicissitudini politiche hanno gia’ portato allo smembramento dell’ esercito e del territorio nazionale in tre macroregioni. Qui pero’ il progetto di Bossi non c’ entra: “La suddivisione . spiega la fonte al Viminale . potrebbe essere puramente casuale, decisa soltanto in funzione del piano di addestramento. Anche perche’ in queste esercitazioni bisogna inventarsi il nemico”. Piemonte, Lombardia e Liguria compongono lo Stato dei Verdi. Uno stato democratico, politicamente stabile, con un’ economia ricca. Un’ allusione alla Repubblica del Nord di Bossi? Sulla carta geografica Veneto, Trentino Alto Adige e Friuli Venezia Giulia sono invece i Gialli. Vivono una fase transitoria. Hanno gia’ superato il periodo piu’ cruento dei loro conflitti e sono sul cammino verso una pace interna. I loro contatti con i Verdi, con scambi commerciali e libera circolazione delle persone lungo i confini, lasciano prevedere un roseo avvenire. Infine i Grigi, i cattivi di turno. Dall’ Emilia Romagna in giu’ , comprendono tutto il resto d’ Italia. Sulle carte, e’ uno Stato ad alta instabilita’ , stile Sudamerica. Lo tormentano fazioni politico affaristiche molto bellicose, con governi che nascono e sopravvivono fino al golpe successivo. Sono i Grigi a minacciare la tranquillita’ dei Verdi. Contano su un esercito regolare pronto ad attaccare. E sono disposti a lanciare una sorta di spedizione dei Mille al contrario, per riconquistare il Settentrione. Sono loro a finanziare le campagne terroristiche. E qui la scaletta dell’ esercitazione rasenta l’ umorismo: per gli attentati a Torino, Milano e Genova vengono previsti commandos reclutati tra marocchini e altri extracomunitari senza lavoro. Il gioco di guerra entra nel vivo. Ma soltanto le prefetture nella macroregione dei Verdi sono mobilitate per l’ esercitazione segreta. Perche’ ? Al momento non ci sono risposte. L’ allarme nel triangolo industriale suona alle 8 di martedi’ 9 novembre. Le questure, i comandi dei carabinieri, dell’ esercito, dei vigili del fuoco e le direzioni di Sip e Enel erano in allerta gia’ da qualche giorno. E dalle 8 di quella mattina, ufficiali, funzionari e ingegneri esperti in telecomunicazioni e linee elettriche riceveranno ordini soltanto attraverso messaggi cifrati. Ci sono anche vicequestori della polizia stradale, di quella ferroviaria e di frontiera per i problemi di viabilita’ e di controllo dei confini. Il Po e’ il fianco debole dei Verdi. Lungo il fiume, oltre ai terroristi marocchini, i Grigi hanno infiltrato nello Stato ricco anche i loro guastatori. Tralicci, ponti e ferrovie corrono il rischio di saltare in aria. C’ e’ poi l’ azione dei provocatori inviati a Milano, Torino e Genova per organizzare manifestazioni e fomentare la piazza. Il porto di La Spezia e il terminal petrolifero di Genova vengono messi fuori uso da una serie di esplosioni. I missili distruggono le centrali elettriche che alimentano Torino e Milano. Gli ingegneri dell’ Enel si danno da fare per far arrivare energia in citta’ da altri impianti. I tecnici della Sip devono garantire le comunicazioni cifrate tra le prefetture. E gli ufficiali della Regione militare di Nord Ovest preparano la difesa. Operazioni eseguite sempre sulla carta, valutando la disponibilita’ di uomini e mezzi per fronteggiare ogni emergenza. Contro i Verdi si aggiunge un attacco convenzionale dal cielo. Le piste degli aeroporti di Torino Caselle e Milano Malpensa sono ora inutilizzabili. La polizia stradale studia percorsi alternativi per aggirare i ponti delle autostrade che sono stati minati e distrutti. A Milano la stazione Centrale e’ senza corrente, c’ e’ un’ esplosione. Paralizzate le industrie. I provocatori dei Grigi stanno sollevando la folla. Ma e’ gia’ giovedi’ 11 novembre, ultimo giorno di mobilitazione. L’ esercitazione dura fino a sera. Poi il comitato operativo viene sciolto. Le prefetture lo giudicano un successo. L’ attacco dal Sud e’ stato respinto: l’ Italia resta disfatta.