La fine del Cisalpino: come la Lombardia perde il treno per l’Europa
Published October 27th, 2009 in Centrodestra, Malpensa, Lombardia, Milano, Nord, Infrastrutture e Trasporti.
di Gabrio Casati e Fulco Ruffo di Calabria (da Affari italiani 27-10-2009)
La dissoluzione di Cisalpino, la joint venture 50/50 promossa da Trenitalia e ferrovie svizzere, è stata liquidata con poche righe sulle pagine dei giornali locali. Tanto silenzio e tanta fretta generano sospetto. L’analisi della storia di Cisalpino rivela come una buona idea (ottima, tenendo conto della liberalizzazione in corso nel settore) finalizzata alla fornitura di servizi ad alto livello per il trasporto sulle medie distanze, possa finire miseramente a causa di una serie di errori macroscopici manageriali e gestionali.
Cominciamo da quelli manageriali. Cisalpino nasce con un errore di fondo: la joint venture paritaria è una formula di partnership pericolosissima: richiede ai soci un grosso sforzo per evitare situazioni di conflitto in quanto di per sé l’assenza di un padrone finale comporta l’obbligo al compromesso. In secondo luogo, i soci di Cisalpino partono distanti anni luce in termini di livelli qualitativi nei servizi proposti, hanno sistemi tecnologici basati su tecnologie diverse, e culture profondamente differenti nella gestione dei rapporti con la clientela e con il sindacato. Terzo, gli azionisti di riferimento dei due soggetti che hanno dato vita alla collaborazione (gli Stati sovrani della Repubblica Italiana e della Confederazione Svizzera) non hanno fatto alcuno sforzo per selezionare un top management che potesse compensare le differenze societarie, almeno sul piano personale. Anzi per certi aspetti si sono inserite persone naturalmente vocate allo scontro e alla difesa a oltranza della propria “nazionalità”.
Questo quadro ha generato una lunga lotta di (da Affari italiani 27-10-2009), i quali anziché lavorare insieme, si sono scambiati un’interminabile serie di dispetti, discriminando la società comune in tutte le scelte possibili rispetto agli interessi delle case madri, con un atteggiamento da sindrome di Tafazzi degno di passare alla storia. Chi avesse voglia di farsi una cultura sugli errori gestionali, può verificarne le conseguenze sul blog svizzero www.cessoalpino.com , ricco di spunti interessanti sulla qualità del servizio. Dati premessa e svolgimento, l’esito dell’operazione, dunque, può dirsi tutto fuorché frutto di casualità o imprevisti.
La chiusura di Cisalpino è una grossa occasione perduta per tutto il Nord, per forzare Trenitalia a elevare il proprio livello di servizi, integrare Malpensa con la Svizzera, aumentare il flusso di turisti stranieri verso le località lombarde, piemontesi e liguri e il porto di Genova. Mentre Cisalpino sparisce, le Ferrovie Nord vanno felicemente verso ovest, stringendo un accordo con i tedeschi per il trasporto merci, ma mancando una clamorosa possibilità di integrazione sul trasporto passeggeri. I soliti “capitani coraggiosi” fanno un’alleanza con i francesi di SNCF che punta su un valico e su una linea ancora da costruire (To-Lione), rispetto ai due trafori già esistenti in Svizzera (Gottardo e Sempione) e al progetto dell’AlpTransit (nuovo Gottardo e nuovo Lötschberg) in corso di realizzazione.
Non solo. LeNord e Trenitalia fondano una nuova società – naturalmente anch’essa paritetica – che ufficialmente dovrebbe servire a migliorare i servizi ferroviari regionali. Ma concretamente è più facile che contribuisca a ridurne la qualità sugli standard di Trenitalia piuttosto che su quelli de LeNord, figuriamoci delle ferrovie svizzere! Una patata bollente – e costosissima – che tra qualche tempo sarà facile veder rimanere nelle mani della sola Regione Lombardia, azionista di LeNord, con tanti saluti da Roma. Sarà pessimismo, ma l’impressione è che la nuova società sarà anche capacissima di accaparrarsi tutte le tratte che verranno progressivamente liberalizzate, azzerando lo spazio per una qualunque concorrenza. Qualcosa di opposto a quanto sta avvenendo, tra le ire di Trenitalia, nel vicino Piemonte.
E la politica lombarda? Il PD è troppo impegnato a guardarsi l’ombelico preparando la sua dissoluzione per occuparsi di temi veri. La Lega blatera ancora di tanto in tanto di “Roma ladrona”, ma nel frattempo lascia che in giunta regionale si mandino in vacca gli accordi con “gli amici ticinesi”, per preferire quelli con l’odiato nemico capitolino. Nel mezzo, il PdL a traino formigoniano continua nella sua pervicace opera di voltare le spalle all’Europa e rivolgere il consueto sguardo verso la Penisola, bramando cadreghe capitoline che tanto non arrivano mai e che, se pure arrivassero, non servirebbero certo agli interessi generali di questo territorio.
Poi però, se i treni sono sporchi e in ritardo, se l’orario ferroviario premia le lunghe percorrenze romanocentriche e manca capacità di integrazione con Malpensa, la porta a cui bussare non sta nella Capitale, ma al 30° piano del Pirellone. Appuntiamocelo.
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Purtroppo non ci sono commenti da fare all’ articolo, è tutto drammaticamente vero.