Colaninno

(da Affari Italiani 12-03-2009)

“Non vorrei che Malpensa corresse lo stesso rischio che correva Alitalia: essere svenduta ad una compagnia straniera”, dice dal Vietnam Roberto Colaninno. Il Presidente di Alitalia risponde indirettamente all’intervista di Giuseppe Bonomi sul Corriere di ieri, in cui il Presidente di SEA, ha parlato di Lufthansa come miglior partner possibile per Malpensa. La dichiarazione di Colaninno è fuori luogo. E pare dettata da un comprensibile nervosismo e in linea con le ultime strampalate posizioni espresse dal “patrioti” di CAI, a partire da quelle sulla supposta slealtà della concorrenza del treno tra Milano e Roma. Del resto il nervosismo di CAI sembra del tutto giustificato. Sono tanti i dati che destano preoccupazione per CAI-Alitalia, primi tra tutti quelli poco confortanti sul load factor – il coefficiente di riempimento degli aerei – che continuano a segnalare forti difficoltà nel convincere gli italiani a volare Alitalia. Ne ha fatto cenno anche il commissario Augusto Fantozzi su Il Sole 24 ORE di sabato scorso e ieri c’è tornata anche La Stampa con una doppia pagina.

È vero che ultimamente i posti vuoti sui voli Alitalia siano scesi dai 57 su 100 di inizio anno a 41 (naturalmente secondo Sabelli). Ma è anche vero che per non perdere la scommessa la stessa CAI ha indicato nel 65% la soglia minima necessaria e, soprattutto, l’aumento di passeggeri sembra dovuto in larga parte a una massiccia (ma tardiva) campagna di offerte che consente di imbarcare passeggeri ma non di spuntarci i ricavi necessari.

Eppure i nostri “patrioti” non dovrebbero avere troppo da lamentarsi. Certo, hanno avuto la sfortuna incontrare sulla strada della loro sfida l’esplosione della crisi, che si abbatte con particolare virulenza proprio sul trasporto aereo. Ma nel contempo possono contare sul crollo del prezzo del carburante che, ai picchi dello scorso anno, li avrebbe costretti a chiudere la partita ancor prima di iniziarla.

E poi, possono anche contare – non certo isolati nel panorama del “grande” capitalismo italiano – su un supporto “di sistema” (cioè della politica e dello Stato), quello che si nega a tutti gli altri. Che cos’è, se non un privilegio riservato a pochi, la possibilità di operare in monopolio sulla “rotta d’oro” Linate-Fiumicino? Ma per Colaninno non è abbastanza. Ma, in fondo, dietro le grida stizzite c’è anche un problema vero. Alitalia ha bisogno di tornare a Malpensa. E ancor di più con la crisi, per alcune semplici ragioni.

Intanto, il mercato di Milano, non molto dissimile in termini quantitativi da quello di Roma, garantisce margini di guadagno del 20% superiori rispetto a quello della capitale grazie a una maggiore propensione intercontinentale e business, margini quanto mai necessari oggi per Alitalia.

In secondo luogo, Malpensa dispone di una collocazione geografica di gran lunga migliore dal punto di vista del trasporto aereo: per volare a New York, che si trova più o meno alla medesima latitudine di Napoli, si passa sopra l’Europa. Quindi meno carburante, meno costi e tempi di percorrenza inferiori.

L’avanzata tedesca su Malpensa è l’incubo che agita Colaninno, tanto più se apprezzata, come sembra, dalla clientela del ricco bacino milanese e lombardo. Lufthansa, in pochi mesi, ha costituito una compagnia di diritto italiano – Lufthansa Italia – che ha portato all’attivazione di 8 collegamenti internazionali da Malpensa con altrettante capitali europee e (l’annuncio è della scorsa settimana) 3 domestici verso Roma, Napoli e Bari. Due collegamenti intercontinentali in quel settore – il cargo – che Alitalia non era capace di svolgere in utile.

Nove aerei Lufthansa ormai basati a Malpensa che potrebbero salire a 60 in qualche anno. Più di quanti Alitalia non avuto in tutta la sua tormentata storia di rapporti con l’aeroporto lombardo. Nelle intenzioni, ormai pubbliche, dei tedeschi, c’è l’avvio di collegamenti intercontinentali e l’inserimento di Malpensa nella rete di hub Lufthansa.

Tutto questo Lufthansa l’ha compiuto in una fase di crisi acutissima del trasporto aereo e senza la minima protezione da parte della politica. “Fatti, non pungnette”, direbbe qualcuno. Tante rotte, tanti slot, un hangar (che fu di Alitalia) per la manutenzione e magari un terminal dedicato a Lufthansa e ai suoi partner Star Alliance, significano per Colaninno una progressiva chiusura di spazi per la necessaria espansione su Milano e il consolidarsi di un vettore – guarda a caso il principale concorrente di Air France-KLM – su un’area, il Nord Italia, che già oggi rappresenta il secondo mercato europeo per i tedeschi.

Non è intenzione di nessuno riaprire le dispute di cortile tra Roma e Milano. Alitalia sta a Roma e a Fiumicino. Basta. Se vuole operare su Malpensa lo faccia come ogni altra compagnia. Niente più fantomatica “Compagnia di riferimento”. I nodi vengono al pettine: chi è in grado, oggi domani e dopodomani di sviluppare Malpensa e connettere meglio la Lombardia al mondo? Lufthansa, e nessun altro. Ma quale svendita Colaninno? Se Lufthansa volesse comprarsi il traffico aereo, come vuole Air France, aumenterebbe i voli sugli scali tedeschi, mica aprirebbe collegamenti diretti da Malpensa!

Ma qualcuno a Milano sente veramente la nostalgia di quella compagnia? Di quella trascuratezza e di quella sciatteria? Ce n’è a sufficienza a Malpensa per doverne sopportare altra. E piantiamola con la retorica pseudo-patriottica: nessuno osa biasimare un italiano che acquista un’auto tedesca o un servizio di telefonia mobile da un operatore inglese. Perché la dimensione che viviamo è quella europea e la scelta non si fa in base all’indirizzo della sede legale delle imprese, ma rispetto al servizio e al prezzo. Alitalia pensi a migliorare quelli piuttosto che sventolare lo spauracchio dell’invasione straniera.

La vera competizione si gioca a scala (almeno) continentale e in player stanno a Colonia e Roissy. Colaninno s’accontenti di giocare la sua piccola parte e si goda il monopolio sulla Linate-Fiumicino senza recar danni a progetti che potrebbero rappresentare un deciso miglioramento per il servizio nazionale del Paese o, comunque, della sua parte che dell’aereo fa maggior uso. Ma non dicevano tutti, fino a ieri, che la soluzione era quella di “separare i destini di Alitalia da quelli di Malpensa”? Bene, ora ce n’è l’occasione, non buttiamola in nome degli interessi di pochi. Bonomi e la Moratti lo hanno capito, la Lega e la Regione?

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3 Responses to “Le palpitazioni dei Patrioti volanti”

  1. 1 daniele

    Gentile sig.Gabrio Casati,
    Ho letto il suo articolo AFFARI ITALIANI.IT
    Alitalia/ Le palpitazioni dei patrioti volanti
    Giovedí 12.03.2009 12:22.
    Le riconosco una ricostruzione dei fatti vicina alla realtà. Credo con grande modestia che manchi un dato alla sua analisi.
    Il dato è il livello di gradimento reale del vettore da parte dei businessmen italiani e sopratuttto del nord Italia.
    Credo che il loro livello di apprezzamento sia limitato per l’Alitalia. Anche i cittadini medi ne hanno uno e si avvicina molto a quello dei businessmen. Dal 1999 al 2008 cioè nel periodo di permanenza di AZ in Malpensa, i passeggeri sono stati “deportati” a MXP per riempire i volo. Infatti centinaia di schedulati sono passati da FCO a MXP con grande sforzo organizzativo. Ma questo non è bastato a salvare ne AZ ne MXP. E’vero che il maggior numero di biglietti di business vengono staccati al nord ma è anche vero che se viene utilizzato il vettore italiano è solo per arrivare a Parigi o Monaco o Londra o Francoforte se non Ginevra o Zurigo. Questo vuol dire che il lavoro da fare è prima sulla gente per far comprendere che il gioco Italia si gioca tutti insieme e non ogn’uno per conto proprio. Riusciranno gli stranieri a vincere su MXP perchè gli italiani del nord la preferiscono a una qualsiasi compagnia AZ travestita da qualsivoglia essenza. Quando gli olandesi operavano i nostri voli da MXP erano pieni. Dato di fatto.
    Bisogna migliorare anche la viabilità perchè arrivare è propedeutico alla partenza.
    Giochiamo tutti la stesso gioco.

  2. 2 gabriocasati

    Caro Daniele,

    innanzitutto mi scusi il ritardo con cui pubblico il suo commento. Sono stato via per un paio di settimane. Le riconosco qualche elemento di verita’, ma a patto di non intendere la preferenza accordata dal Nord ad altri operatori come sinonimo di tradimento. Mi sembra semplice, anche se obiettivamente triste, che se uno vola con LH e poi con AZ, una preferenza se la forma automaticamente.
    E poi si’, la tragedia comincia con il fallimento di AZ KLM su MXP. Andare a rivedere le rotte servite da MXP in quegli anni dagli italo-olandesi mette grande tristezza.
    Certo che la partita si gioca tutti insieme, ma alla fine c’e’ qualcuno che vince e qualcun’altro che perde. Questo e’ inevitabile.

    A presto

    GC

  3. 3 Fulco Ruffo di Calabria

    Beh, a vedere bene di motivi per essere nervosi i capitani coraggiosi ne hanno parecchi.
    Oltre a quelli già citati, aggiungerei la concorrenza ferroviaria sulla linea Linate-Fiumicino, che con l’apertura del tratto AV Bologna-Firenze consente tranquillamente viaggi in giornata ad un prezzo point-to-point inferiore e tempi ragionevolmente comparabili.

    Su MXP la partita è ancora molto confusa.
    Gli approcci commerciali delle compagnie straniere fino a pochi mesi fa erano basati su una mano di carte fatta da una presumibile espansione del traffico su MXP, e dal potenzialmento delle infrastrutture di collegamento in tempi ragionevoli. Il trucco del mazzo stava nella sostanzialme garanzia offerta dall’aggidicazione dell’EXPO a Milano.
    I ritardi sulla manifestazione espositiva ed il nuovo scenario generale hanno però scompaginato le carte ed azzerato la partita, portandola dal confortevole tavolo verde di un ricco mercato garantito del flusso business al traballante tavolino del mercato in tempi di magra, presumibilmente con una componente più significativa del low cost.
    Se a questo aggiungiamo che le banche non prestano più una lira a nessuno a livello continentale e oltre, qualsiasi programma di sviluppo su MXP fatto prima dell’inizio dell’anno vede ritardi non facilmente calcolabile: neanche soggetti in salute come LH possono pensare di impegnarsi in ulteriori sforzi a breve, figuriamoci quelli agonizzanti o neonati come AZ…

    In questo scenario, l’unica nota positiva è data dalla manifesta intenzione pubblica di investire in infrastrutture con fondi propri.
    I vertici politici lombardi dovrebbero quindi fare quadrato e concentrarsi su questo punto per garantire quanto necessario a rendere MXP più efficiente, lasciando perdere i giri di valzer con giovani debuttanti, cougar di mezza età o vecchie matrone.
    Se fosse possibile, ma per carità forse chiediamo troppo, coglierei anche l’occasione per piantarla con l’ignobile teatrino che sono riusciti a mettere in piedi sulla gestione dell’Expo: ho finito gli aggettivi e le apposizioni possibili senza correre il rischio di cadere nella censura del webmaster e mi secca ripetermi.

    Saluti a tutti

    FRdC

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