Dankeschön, Herr Colaninno
Published February 6th, 2009 in Malpensa, Centrodestra, Lombardia, Federalismo, Infrastrutture e Trasporti.
(da Affari Italiani06-02-2009)
Io a Malpensa non ci sono mai venuto, se non una volta per andare in Sud America e ci ho impiegato 6 ore. Io sono un affezionato di Francoforte, di solito ci arrivo da Verona con un comodo volo Air Dolomiti”. Cosi Roberto Colaninno, presidente di Alitalia nonché “patriota” come ebbe a definirlo Berlusconi, ha detto alle commissioni attività produttive di Camera e Senato.
Insorgono i leghisti che si sentono punti nel loro ridicolo orgoglio padano, costringendo il presidente Grillo a ripetuti richiami all’ordine. L’onorevole Marco Reguzzoni, pezzo grosso nella Lega, infuriato, grida ai quattro venti che Alitalia non è più una compagnia di bandiera, ma solo una compagnia privata. Ma va? Bentornato nella realtà, onorevole! Ma dove cavolo è stato Reguzzoni – con tutti i suoi compagni di partito – mentre il suo governo privatizzava Alitalia? Era troppo preso a frasi fregare anche sul versante dell’Expo o su quello del federalismo fiscale?
E poi calano come falchi i giornali: “Colaninno spara a zero sui Malpensa” (Milano Finanza); “Colaninno: io non volo da Malpensa” (La Stampa); “Colaninno: mai da Malpensa” (Il Corriere della Sera). Insomma nessuno che abbia colto uno dei tantissimi spunti interessanti offerti dall’intervento del presidente di Alitalia. Perché da quelle poche parole si può capire molto sulle qualità dei “patrioti” raccolti da Berlusconi, col consenso della Lega.
Primo: Colaninno non ha il navigatore oppure non sa guidare oppure a Malpensa c’è andato in bicicletta. Perché da Mantova a Malpensa la distanza varia, a seconda del tragitto, tra i 190 e i 210 chilometri. Sei ore per quella distanza vuol dire “sfrecciare” a una media di 30 chilometri all’ora oppure essere andati per bricchi.
Secondo: il presidente di Alitalia non sa manco come sia fatto almeno uno dei due hub sui quali la sua compagnia dovrebbe decidere dove posizionarsi. E forse neppure l’altro, Fiumicino, visto che di solito usa Francoforte. Mettendo insieme questa notizia alle voci che parlano di un Rocco Sabelli, amministratore delegato, con la paura del volo, e che perciò non usa l’aereo, il quadro è perfetto: il presidente di Alitalia non conosce gli aeroporti, l’amministratore non conosce gli aerei. Complimenti ai patrioti. Come mettere il vegetariano professor Umberto Veronesi a capo di Parmacotto.
Terzo: Colaninno rappresenta perfettamente la ragione per cui l’Italia non conta una mazza nei cieli d’Europa. Senza un hub al Nord, ben collegato con il territorio, la parte più ricca della domanda di trasporto aereo generata nel Paese – viaggiatore intercontinentale di classe business del Nord – se ne va altrove usando compagnie e aeroporti stranieri e portando a loro quella ricchezza che, diversamente, resterebbe in Italia.
Quarto, e soprattutto: il presidente di Alitalia preferisce Lufthansa. Perché Air Dolomiti è una compagnia regional detenuta al 100% dai tedeschi che serve esattamente per catturare il ricco traffico del Nord Italia e trasferirlo su Francoforte e Monaco per poi imbarcarlo su voli intercontinentali Lufthansa.
Farà piacere a Colaninno, come affezionato cliente italiano di Lufthansa, che da qualche giorno hanno cominciato a volare gli aerei della neonata Lufthansa Italia, con livrea italiana, personale di bordo che parla italiano, giornali italiani, menu italiani. I primi due aerei Lufthansa Italia si chiamano “Milano” e “Varese”, il terzo, a questo punto, i tedeschi potrebbero chiamarlo “Mantova”.
In queste condizioni, nei panni di Spinetta, grande capo di Air France-KLM, c’è da mettersi le mani nei capelli ed escogitare il sistema più rapido per conquistare la guida dell’ex compagnia di bandiera italiana. Mentre Mayrhuber, grande capo di Lufhtansa, ha probabilmente trovato uno dei migliori testimonial per l’operazione di ulteriore espansione sul mercato del Nord Italia avviata con la costituzione della sua controllata italiana basata a Malpensa.
A margine va ribadito che la Lega, in tutto questo, si segnala per la più completa inconsistenza del suo personale politico, caratteristica che la rende non solo inutile, ma probabilmente tanto più dannosa per gli interessi del Nord quanto più potere riesce ad avere a Roma.
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Effettivamente, la realtà supera la finzione, o se vogliamo il giornalismo batte la letteratura: le interviste con i Capitani Coraggiosi sembrano scritte da Fruttero & Lucentini o Gilbert & Sullivan in un particolare stato di grazia.
Le uscite dei leghisti vanno interpretate proprio in questo contesto. L’allenamento e l’affetto li lega (whops!) al Bepìn, ma in effetti, l’unica opera buffa del medesimo che possa dirsi riuscita è il Falstaff, e nel Falstaff il coro fa pochetto. Finchè i toni su Alitalietta e Benpensa sono sul drammatico, possono fare la loro figura nell’entrare in scena col Trovatore o con il Nabucco, ma adesso sono stati tagliati fuori.
Poverini, fossero stati Rossiniani, adesso trionferebbero…
Fulco per sempre
LH Italia compagnia italiana con personale che parla italiano? Ma dove? L’hostess che ti scruta e con fare da SS ti intima: TU MANCIA?
Avranno anche riviste a bordo in lingua italiana ma d’italiano la compagnia non ha veramente nulla. Tanto che l’amministratore delegato è Tedesco di Germania.
A salire su un aereo LHItalia si ha la stessa sensazione di andare in uno di quei ristoranti italiani a Singapore e quando si è dentro si scopre che oltre le insegne all’esterno di italiano non c’è proprio nulla!
Beh, sempre meglio che personale di bordo Alitalia, quello che al massimo dell’educazione ti spara un “li mortacci” se per caso ti lamenti della potrona scassata, del monitor che non funziona, del ritardo di 2 ore, del volo soppresso, della valigia persa, del pavimento zozzo, del cesso lercio da far schifo, dell’inglese incomprensibile… quello che festaggia la notizia d’un probabile fallimento della società epr cui lavora, quello convinto di ptoer fare quel che vuole perché tanto 60 milioni di contribuenti pirla continueranno a pagargli uno stipendio in un modo o nell’altro, quello iscritto in massa a sindacati fascisti, quello che occupa posizioni di rilievo nell’organigramma dirigenziale della compagnia con i mirabilanti risultati che sono sotto gli occhi di tutti.
Quello che fa sì che, patrioti o non patrioti, gli aerei tricolori viaggaino oggi con un coefficiente di riempimento del 43% perché tutti quelli che possono prenderebbero anche un calesse piuttosto che volare con quello schifo di compagnia.
daniele,milano
Sara,
LH Italia sta assumendo personale italiano, da maggio partono i colloqui per l’assunzione anche di piloti.
Prova a mandare un CV ad Air Dolomiti (100% Lufthansa con personale italiano) e vedi cosa ti rispondono. Poi scrivi pure il tuo commento.
GC
Ma i tedesci non erano quelli che durante l’Expò hanno giocato sporco sostenendo la candidatura di Smirne al posto di quella di Milano?
Ed oggi vengono acclamati a salvatori della dignità meneghina.
Purtroppo i tedeschi sono ancora quelli di 60 anni fa, in Lufthansa giocano sulle frustrazioni dei milanesi tappezzando la nostra città di ridicoli manifesti che esclamano “Capital Milano” ma quello che cercano è solo raggranellare qualche spiccio padano in questi tempi di vacche magre (anche per loro!!)
Per Daniele, forse è il caso che dessi un occhiata anche ai Load Factors delle altre majors straniere. La situazione non è rosea per nessuno.
@Sara
tenderei a non confondere le azioni di un governo (che, per inciso, deve fare i conti con la più ampia comunità turca fuori dalla Turchia) con quelli di una società che ha sede in Germania ma capitale sparpagliato in mezzo mondo e persegue obiettivi d’impresa.
Se cominciamo a fare ’sti casini finisce che se un rumeno violenta un’italiana, gli italiani massacrano un gruppo di rumeni in un bar che non c’entra una mazza con lo stupro. Scusa il paragone ardito: ma che cavolo vuol dire “i tedeschi”? E ancor più il sottinteso di nazismo che è come dire che gli italiani sono tutti mafiorsi? Tu sei mafiosa?
GC
Presto fatto (dati AEA pubblicati ieri):
Load factor Dec.2008 e Gen.-Dic. 2008
- AZ: 59,6% e 68,5%
- AP: 58,3% e 58,4%
- AF: 76,8% e 77,9%
- BA: 76,8% e 77,4%
- KL: 79,0% e 82,2%
- LH: 75,8% e 78,8%
- media 34 compagnie europee ATA: 73,4% e 76,0%
La cosa piuttosto incredibile è che il lf AZ cala in presenza d’un calo di capacità (ASK) ben del -26,1% (media ATA -1,5%). Cioè AZ ha fatto volare molti meno aerei e, cinonostante, è risucita persino a farli volare molto più vuoti!
Del resto basta leggere Marco Alfieri e Gianni Dragoni sul Sole 24 Ore di sabato scorso (disponibili in rassegna stampa Camera dei Deputati) per farsi un quadro della situazione di AZ-AP-CAI anche per i primi 2009. E credo che, vista l’autorevolezza del quotidiano (non certo “nemico” degli imprenditori, né del governo) e la bravura dei due giornalisti, peraltro di “sensibilità” del tutto opposte (più vicino, per così dire, ai milanesi il primo, e ai romani il secondo), non ci sia spazio per molti dubbi.
Naturalmente nessuno nega l’impatto della crisi economica che lo stesso Bisignani (IATA) ha definito come la peggiore nella storia dell’aviazione civile, ma il dato RELATIVO è che AZ va molto peggio anche AZ NETTO della crisi.
daniele,milano